mercoledì 22 febbraio 2012

Salute!

Nel mio post “Quando eravamo piccoli …” dell’8 gennaio avevo manifestato qualche perplessità rispetto al tanto sbandierato allungamento della durata della vita. Qui ritorno sull’argomento, scusandomi per la noiosità dell’esposizione, ma la materia non si presta molto ad essere trattata con vivacità.

A fine dicembre scorso l’ISTAT pubblicò le previsioni demografiche per l’Italia per gli anni 2011 – 2065 e i TG ed i giornali – riprendendo il comunicato stampa dell’Istat, attualmente disponibile su: http://www.istat.it/it/archivio/48875 – riempirono i loro notiziari con il messaggio che fra 50 anni vivremo più a lungo. Nel comunicato stampa non era inserita la precisazione che “pur tuttavia, i dati di lungo termine vanno trattati con estrema cautela. Le previsioni demografiche divengono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo nelle piccole realtà geografiche. Questa puntualizzazione era invece riportata nelle note, reperibili su: http://demo.istat.it/uniprev2011/note.html

Il 29 dicembre inviavo una mail a: marsili@istat.it (indirizzo riportato sul comunicato Istat) sollevando qualche dubbio (rispetto al mancato inserimento della precisazione nel comunicato stampa) e ponendo le seguenti domande:
- gli anziani attuali sono ex bambini non vaccinati ed ex giovani selezionati dalla guerra; quale futuro possono attendersi le generazioni non selezionate e sopravvissute solo grazie ai vaccini?
- i costi per le cure mediche riservate agli anziani di oggi saranno compatibili con le ristrettezze economiche pubbliche future?
- gli stress individuali e familiari a cui saranno sottoposte le nuove generazioni (dal lavoro precario alle famiglie più conflittuali) inciderà sulla diffusione delle malattie causa di accorciamento della vita?
- il degrado dell'ambiente, le mutazioni del clima quali incidenza avranno sulla qualità dei cibi?
- gli emigrati: siamo sicuri che faranno più figli? Basta vedere le curve demografiche dei paesi del Magreb per notare come si siano ridotti i tassi di fecondità in pochissimi anni.
Ad oggi non ho avuto risposta.

Il 28 gennaio, mentre ero in macchina, ho ascoltato al GR delle 12.00 un intervento che, a proposito di longevità, paventava anche la possibilità che, a causa delle possibili difficoltà di assistenza sanitaria che si potrebbero presentare in futuro, potrebbe ridursi l’allungamento della durata della vita. Poiché guidavo mi è sfuggito il nome di chi ha fatto quell’intervento. La sera ho mandato una mail a: grr@rai.it chiedendo il file audio della trasmissione (che a differenza di altri GR non era disponibile sul sito internet della RAI) o il nome del commentatore in modo da poterlo contattare.
Ad oggi non ho avuto risposta.

Questa mattina al GR delle 8.00 ho ascoltato un intervento del prof. Pammolli (questa volta ero a casa e ho fatto in tempo a prendere nota) che, sempre a proposito di sanità, faceva presente la scarsa sostenibilità del sistema pubblico ed indicava come indispensabile il ricorso ad assicurazioni integrative private per sopperire in futuro alle carenze del pubblico.Navigando ho trovato conferma di ciò in diversi link.  Ne riporto solo uno (perché è quello più breve) da Il Mattino di Padova del 31.12.2011. “Tra i problemi che il governo Monti eredita da Berlusconi e Bossi c'è la drammatica necessità di intervenire per continuare a garantire il servizio sanitario. Le previsioni per i prossimi 20 anni indicano che la spesa passerà dagli attuali 106 miliardi di euro a circa 170 miliardi nel 2030. La tendenza viene descritta con estrema precisione nel recente studio del Cerm diretto da Fabio Pammolli”. Questo pezzo si trova attualmente su:

Quando ero piccolo … i vecchi mi hanno insegnato che, al gioco delle bocce, per capire di chi è il punto, occorre mettersi a guardare dal boccino. Qui credo che l’arbitro guardi una volta dalla boccia rossa e dice che si allunga la vita, quell’altra guardi dalla boccia verde e dice che la sanità non sarà sostenibile senza pagarla privatamente.
Con la crisi già si hanno notizie di visite mediche specialistiche o cure rinviate a causa di aumento di ticket o semplicemente perché la gente deve centellinare le risorse e risparmia sulle spese che (in questo caso erroneamente) non sente come essenziali. Questa gente avrà i soldi per farsi l’assicurazione sanitaria?
I giovani che (ammesso che lavorino) già hanno salari più bassi dei loro padri e devono anche pagarsi la pensione, dove prenderanno i soldi per l’assicurazione sanitaria?
Provate ora a mettervi sul “boccino” e ditemi come si farà a vivere più a lungo senza soldi.
Aspetto vostre risposte. Fate con comodo, io sono qua, non ho fretta: stando alle previsioni dell’Istat ho tanto tempo davanti a me.

PS: in questi giorni i media si accorgono dello sfascio dei “Pronto Soccorso”. Siamo alle prove generali del 2030? Ma ne parlerò in un altro post.

domenica 5 febbraio 2012

Nevicate 0.1 vs Nevicate 2.0

Avendo visto gli aratri tirati dai buoi, ho vissuto anche le nevicate release 0.1. Il cielo diventava di colore grigio chiaro uniforme, i rumori si facevano ovattati e cominciavano a cadere i primi fiocchi. Gli anziani ne valutavano la forma e la grandezza e stabilivano la direzione della caduta. Se la neve veniva da levante ed i fiocchi erano piccoli ed asciutti si sarebbe attaccata. Per noi era festa, non si andava e scuola e se rientravamo a casa bagnati non ci sgridavano. La legna per il camino non mancava, le provviste neanche, se si bloccavano le condutture dell’acqua scioglievamo la neve per cucinare e se le strade rimanevano interrotte, pazienza. I treni attendevano che passasse la locomotiva spartineve a vapore e nel frattempo squadre di spalatori armati di pale di legno che assomigliavano ai remi delle barche, con solerzia e destrezza ripulivano i marciapiedi. Se la luce non andava via, la sera dopo il telegiornale ci faceva vivere qualche secondo di notorietà parlando di forti nevicate in Irpinia.
La nevicata release 2.0 non è preavvisata dal cielo, ma dall’etere: nei giorni precedenti cominciano ad arrivare eccitati messaggi di emergenza maltempo. Se le previsioni sbagliano, si accendono le polemiche degli operatori turistici che hanno perso clienti a causa dell’eccessivo allarmismo, quando le previsioni ci azzeccano si scatenano polemiche contro gli amministratori che hanno sottovalutato il pericolo e si sono fatti cogliere impreparati. E, più che altro, impreparati sembrano coloro che dovrebbero fronteggiare la situazione. Si mettono su centrali operative per coordinare ma spesso i computer e i telefoni sono più delle pale e, quando ci sono (adesso sono di plastica), sono adoperate da smarriti e poco pratici spalatori. Nel passato tutto era più lento e la neve rallentava solamente ciò che, di per sé, non era veloce; nel presente ritmi e velocità sono molto più intensi e non riusciamo ad accettare che un semplice fenomeno atmosferico possa incidere così pesantemente sul dinamismo contemporaneo. Non dirò mai “si stava meglio quando si stava peggio”, ma rassegniamoci, le release 2.0 non avranno mai procedure di fallback con prestazioni dello stesso livello del funzionamento normale: o funzionano perfettamente o funzionano malissimo, mai così così. Perciò non mi va di sentire sindaci che accusano i meteorologi o giornalisti che si scandalizzano per la disorganizzazione. Finché non riusciremo a spalare la neve con i cellulari, approfittiamone per usarli per fare delle foto alla nostra città imbiancata, sperando che queste innumerevoli odierne immagini digitali si conservino nel tempo allo stesso modo delle poche foto in bianco e nero di ieri.