sabato 8 dicembre 2012

Anacleto


Quando mi capita di fare delle previsioni, i miei mi chiamano Anacleto, come il gufo de “La spada nella roccia”. In qualche caso hanno ragione, ma questa volta no. Mi riferisco a quanto scrissi in uno dei miei primi post il 2 gennaio scorso "Fase 1 e Fase 2" http://sannozero.blogspot.it/2012/01/fase-1-e-fase-2.html
Dopo i sacrifici, fatti sempre dagli stessi, puntualmente ritorna Berlusconi. Più che una previsione è piuttosto l’applicazione di una legge galileiana: a parità di condizioni, esperimenti fatti da persone diverse, in tempi e luoghi diversi portano allo stesso risultato. Lui lo sapeva e si era preparato per tempo, andandosi a rifare una nuova faccia di gomma durante la sua vacanza a Malindi e facendo il tifo per Renzi per farlo perdere in modo da poter avere a che fare con un comunista. E così prepariamoci a rivedere il solito film: l’euro, i ristoranti pieni quando c’era lui, i comunisti. L’unica novità è che non ci prometterà di togliere l’ICI, ma l’IMU. La maggioranza degli italiani non aspettava altro; ci sono popoli che si ubriacano di birra per concedersi una trasgressione, altri, come noi, che si anestetizzano di populismo per non affrontare la realtà.
Mi auguro, questa volta, di avere torto, e forse una possibilità c’è: quella di non parlare più di lui, fare in modo che non scriva lui l’ordine del giorno. Solo così la maggioranza degli italiani orfani potrebbe restare a casa il giorno delle elezioni o scegliere dei populisti ancora più populisti; se tutti vanno a votare, non c’è partita: la maggioranza, da quando esiste l’Italia, è quella.

giovedì 29 novembre 2012

Natura non facit saltus


Oggi a Sanremo, al Centro studi e ricerche per le palme c’è stato un incontro per fare il punto della situazione sul Punteruolo rosso delle palme, il terribile coleottero originario dell’Asia meridionale e melanesiana arrivato in Italia 7 anni fa e che fa strage di palme.
Sono di questo periodo autunnale (e non è il primo anno) anche le notizie sulla grave scarsità del raccolto delle castagne, falcidiate dal cinipide galligeno, l’insetto killer cinese.
Per non parlare della zanzara tigre. Ha origine nel Sudest asiatico e si è diffusa in Italia a metà anni ’90, sembra a seguito di pneumatici importati e scaricati al porto di Genova. Cominciava la globalizzazione.

martedì 27 novembre 2012

Monocorde

Lo so, comincio ad essere ripetitivo: sarà l’età. Ma non sono io che parlo sempre delle stesse cose, sono gli altri che me le fanno ritornare in mente. Oggi ci ha pensato addirittura Monti quando se n'è uscito che la sostenibilità del nostro sistema sanitario nazionale potrebbe non essere garantita se non si individuano nuove modalità di finanziamento. L’ha detta talmente grossa che nel pomeriggio c’è stato bisogno di una precisazione del governo per confermare invece che le garanzie di sostenibilità del servizio sanitario nazionale non vengono meno. Intanto io mi faccio sempre la stessa domanda: come è possibile che si possa allungare in futuro la durata della vita quando non ci sono soldi per la salute? Sono sempre più convinto che chi lo dice mente sapendo di mentire. Piccoli esempi: ho fatto una serie di esami del sangue qualche giorno fa: ticket vari per oltre 110 euro. Dovrò fare ora un’ecografia di controllo: tramite SSN 50 euro di ticket e appuntamento a maggio 2013; privatamente mi hanno detto qualche giorno di attesa e 70 euro. Grazie a Dio posso ancora permettermelo, ma quanti miei coetanei nel prossimo futuro dovranno rinunciare a un check-up perché costa troppo? E intanto mentre ero in coda al centro prelievi, mature signore griffate facevano la fila allo sportello "esenti ticket". Erano esenti "per patologia" o "per reddito"? Nel primo caso mi dispiace per loro, nel secondo mi arrabbio per me. Invece di dire che occorre "individuare nuove modalità di finanziamento" non sarebbe più logico far pagare le tasse a chi non le paga per garantire la sanità?. Ma questo è un altro post.

Intanto in Inghilterra si stanno portando avanti col lavoro...
http://www.informarexresistere.fr/2012/11/29/per-risparmiare-sulla-sanita-linghilterra-abbandona-gli-anziani/#axzz2DeRlELs0

venerdì 2 novembre 2012

Lusso aspirazionale, ovvero vorrei ma non posso


Bisogna pensare al regalo per la festa del parente. Ma cosa regalargli, ha tutto, sicuramente non saremo originali con la solita cintura. Sì, però è firmata; sulla fibbia, il logo della griffe famosa la farà sembrare qualcosa in più della solita cintura. Così il parente, oltre a tenere su i pantaloni, esibirà un marchio che lo farà sentire un po’ più vicino ai ricchi veri, quelli che di quel marchio non hanno solo la cintura. Queste cose le hanno capite (o le hanno indotte?) proprio le aziende del lusso che hanno introdotto il concetto di lusso democratico e gli hanno anche dato un nome: “lusso aspirazionale” e hanno così creato “seconde linee” e prodotti detti “mas-stige” ovvero un po’ di massa e un po’ prestige. Le aziende hanno puntato molto su questo tipo di articoli che possono far pagare come prodotti di lusso ed avere volumi di vendite da merci popolari, ma temo che il trucco possa cominciare a non funzionare più. Crisi e maggiore maturità del consumatore potrebbero portarci a rinunciare all’etichetta su un capo di abbigliamento o al viaggio in business che, qualche volta, ci fanno sentire un po’ più ricchi. Nel mondo dell’automobile qualcosa è già cominciato; è di questi giorni l’annuncio che il gruppo Fiat non produrrà più il marchio Lancia; da tempo gli automobilisti si erano accorti che compravano una Prisma e guidavano una 128; può darsi che anche in altri campi cercheremo di più il valore intrinseco e meno il logo. Resterà un problema: saremo costretti ad impegnarci di più per scegliere il regalo al nostro parente.

martedì 23 ottobre 2012

Da Armstrong ad Armstrong passando per Armstrong


Il primo fu Louis, il jazzista. I bianchi avevano il monopolio dello showbiz, ma cominciava ad esserci spazio per gli artisti neri che potevano diventare star mondiali. Louis negli anni ’60 era ormai anziano, ma per un po’ la sua fama si accavallò con quella di Neil, l’astronauta. Gli uomini facevano piccoli passi, l’umanità grandi balzi. What a wonderful world!
Anche in Italia avevamo il nostro Armstrong: Fortebraccio, appunto. La sua satira e la sua ironia riuscivano a farci sorridere e riflettere con leggerezza, nonostante scrivesse per le seriose e allineate colonne de L’Unità.
Negli anni ’90 dall’astronave passammo alla bici. Lance era un campione che vinceva il cancro e i Tour de France con la stessa determinazione. Atleti di successo e rider finanziari mandavano il messaggio che si poteva, bastava volere. I record sportivi cadevano, i mercati azionari si espandevano, fino a quando venimmo a sapere che i titoli sportivi erano intossicati dal doping, quelli finanziari erano tossici e basta.
Quest’estate Neil, l’astronauta, ci ha lasciati: chissà se gli è mai venuto il dubbio che quel balzo l’umanità l’avesse poi fatto all’indietro, invece che in avanti. E’ notizia di oggi, invece, che l’unione ciclistica mondiale ha tolto a Lance Armstrong tutte le vittorie dal 1° agosto 1998.
I sette Tour de France di quegli anni non verranno assegnati a nessuno. E a nessuno verranno restituiti sogni e risparmi bruciati da un passato prossimo drogato e senza anima.

sabato 6 ottobre 2012

A volte ritornano

Dopo mesi di letargo sono ritornato su questo blog e ho avuto due sorprese. La prima: nonostante il mancato aggiornamento, dalle "statistiche" ho visto che nel frattempo ci sono state comunque numerose visite. La seconda: i miei vecchi post, dopo mesi, sono ancora di attualità; le famiglie si sono impoverite, la fase 2 dello sviluppo è di là da venire, per la salute va sempre peggio. Questa della salute è una mia fissazione; sono convinto che ci stanno prendendo in giro con la storia dell'allungamento della vita e ora, purtroppo, dalla mia parte cominciano ad esserci anche i  numeri . C'è un sondaggio dei medici di famiglia che dice che gli italiani, a causa della crisi, non si curano (la notizia è riportata da quotidiani notoriamente antigovernativi:

http://www.corriere.it/salute/12_ottobre_04/medici-famiglia-crisi_e12e474c-0e24-11e2-a908-14f31466de5c.shtml

oppure

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/14711-l-allarme-dei-medici-gli-italiani-non-si-curano-per-colpa-della-crisi).
Si sta, ahimè, avverando una delle situazioni che elencavo nel mio vecchio post di febbraio scorso! Sono io profeta di sventura o sono loro che mentono sapendo di mentire?
Al prossimo post, sperando di non andare nuovamente in letargo.

mercoledì 22 febbraio 2012

Salute!

Nel mio post “Quando eravamo piccoli …” dell’8 gennaio avevo manifestato qualche perplessità rispetto al tanto sbandierato allungamento della durata della vita. Qui ritorno sull’argomento, scusandomi per la noiosità dell’esposizione, ma la materia non si presta molto ad essere trattata con vivacità.

A fine dicembre scorso l’ISTAT pubblicò le previsioni demografiche per l’Italia per gli anni 2011 – 2065 e i TG ed i giornali – riprendendo il comunicato stampa dell’Istat, attualmente disponibile su: http://www.istat.it/it/archivio/48875 – riempirono i loro notiziari con il messaggio che fra 50 anni vivremo più a lungo. Nel comunicato stampa non era inserita la precisazione che “pur tuttavia, i dati di lungo termine vanno trattati con estrema cautela. Le previsioni demografiche divengono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo nelle piccole realtà geografiche. Questa puntualizzazione era invece riportata nelle note, reperibili su: http://demo.istat.it/uniprev2011/note.html

Il 29 dicembre inviavo una mail a: marsili@istat.it (indirizzo riportato sul comunicato Istat) sollevando qualche dubbio (rispetto al mancato inserimento della precisazione nel comunicato stampa) e ponendo le seguenti domande:
- gli anziani attuali sono ex bambini non vaccinati ed ex giovani selezionati dalla guerra; quale futuro possono attendersi le generazioni non selezionate e sopravvissute solo grazie ai vaccini?
- i costi per le cure mediche riservate agli anziani di oggi saranno compatibili con le ristrettezze economiche pubbliche future?
- gli stress individuali e familiari a cui saranno sottoposte le nuove generazioni (dal lavoro precario alle famiglie più conflittuali) inciderà sulla diffusione delle malattie causa di accorciamento della vita?
- il degrado dell'ambiente, le mutazioni del clima quali incidenza avranno sulla qualità dei cibi?
- gli emigrati: siamo sicuri che faranno più figli? Basta vedere le curve demografiche dei paesi del Magreb per notare come si siano ridotti i tassi di fecondità in pochissimi anni.
Ad oggi non ho avuto risposta.

Il 28 gennaio, mentre ero in macchina, ho ascoltato al GR delle 12.00 un intervento che, a proposito di longevità, paventava anche la possibilità che, a causa delle possibili difficoltà di assistenza sanitaria che si potrebbero presentare in futuro, potrebbe ridursi l’allungamento della durata della vita. Poiché guidavo mi è sfuggito il nome di chi ha fatto quell’intervento. La sera ho mandato una mail a: grr@rai.it chiedendo il file audio della trasmissione (che a differenza di altri GR non era disponibile sul sito internet della RAI) o il nome del commentatore in modo da poterlo contattare.
Ad oggi non ho avuto risposta.

Questa mattina al GR delle 8.00 ho ascoltato un intervento del prof. Pammolli (questa volta ero a casa e ho fatto in tempo a prendere nota) che, sempre a proposito di sanità, faceva presente la scarsa sostenibilità del sistema pubblico ed indicava come indispensabile il ricorso ad assicurazioni integrative private per sopperire in futuro alle carenze del pubblico.Navigando ho trovato conferma di ciò in diversi link.  Ne riporto solo uno (perché è quello più breve) da Il Mattino di Padova del 31.12.2011. “Tra i problemi che il governo Monti eredita da Berlusconi e Bossi c'è la drammatica necessità di intervenire per continuare a garantire il servizio sanitario. Le previsioni per i prossimi 20 anni indicano che la spesa passerà dagli attuali 106 miliardi di euro a circa 170 miliardi nel 2030. La tendenza viene descritta con estrema precisione nel recente studio del Cerm diretto da Fabio Pammolli”. Questo pezzo si trova attualmente su:

Quando ero piccolo … i vecchi mi hanno insegnato che, al gioco delle bocce, per capire di chi è il punto, occorre mettersi a guardare dal boccino. Qui credo che l’arbitro guardi una volta dalla boccia rossa e dice che si allunga la vita, quell’altra guardi dalla boccia verde e dice che la sanità non sarà sostenibile senza pagarla privatamente.
Con la crisi già si hanno notizie di visite mediche specialistiche o cure rinviate a causa di aumento di ticket o semplicemente perché la gente deve centellinare le risorse e risparmia sulle spese che (in questo caso erroneamente) non sente come essenziali. Questa gente avrà i soldi per farsi l’assicurazione sanitaria?
I giovani che (ammesso che lavorino) già hanno salari più bassi dei loro padri e devono anche pagarsi la pensione, dove prenderanno i soldi per l’assicurazione sanitaria?
Provate ora a mettervi sul “boccino” e ditemi come si farà a vivere più a lungo senza soldi.
Aspetto vostre risposte. Fate con comodo, io sono qua, non ho fretta: stando alle previsioni dell’Istat ho tanto tempo davanti a me.

PS: in questi giorni i media si accorgono dello sfascio dei “Pronto Soccorso”. Siamo alle prove generali del 2030? Ma ne parlerò in un altro post.

domenica 5 febbraio 2012

Nevicate 0.1 vs Nevicate 2.0

Avendo visto gli aratri tirati dai buoi, ho vissuto anche le nevicate release 0.1. Il cielo diventava di colore grigio chiaro uniforme, i rumori si facevano ovattati e cominciavano a cadere i primi fiocchi. Gli anziani ne valutavano la forma e la grandezza e stabilivano la direzione della caduta. Se la neve veniva da levante ed i fiocchi erano piccoli ed asciutti si sarebbe attaccata. Per noi era festa, non si andava e scuola e se rientravamo a casa bagnati non ci sgridavano. La legna per il camino non mancava, le provviste neanche, se si bloccavano le condutture dell’acqua scioglievamo la neve per cucinare e se le strade rimanevano interrotte, pazienza. I treni attendevano che passasse la locomotiva spartineve a vapore e nel frattempo squadre di spalatori armati di pale di legno che assomigliavano ai remi delle barche, con solerzia e destrezza ripulivano i marciapiedi. Se la luce non andava via, la sera dopo il telegiornale ci faceva vivere qualche secondo di notorietà parlando di forti nevicate in Irpinia.
La nevicata release 2.0 non è preavvisata dal cielo, ma dall’etere: nei giorni precedenti cominciano ad arrivare eccitati messaggi di emergenza maltempo. Se le previsioni sbagliano, si accendono le polemiche degli operatori turistici che hanno perso clienti a causa dell’eccessivo allarmismo, quando le previsioni ci azzeccano si scatenano polemiche contro gli amministratori che hanno sottovalutato il pericolo e si sono fatti cogliere impreparati. E, più che altro, impreparati sembrano coloro che dovrebbero fronteggiare la situazione. Si mettono su centrali operative per coordinare ma spesso i computer e i telefoni sono più delle pale e, quando ci sono (adesso sono di plastica), sono adoperate da smarriti e poco pratici spalatori. Nel passato tutto era più lento e la neve rallentava solamente ciò che, di per sé, non era veloce; nel presente ritmi e velocità sono molto più intensi e non riusciamo ad accettare che un semplice fenomeno atmosferico possa incidere così pesantemente sul dinamismo contemporaneo. Non dirò mai “si stava meglio quando si stava peggio”, ma rassegniamoci, le release 2.0 non avranno mai procedure di fallback con prestazioni dello stesso livello del funzionamento normale: o funzionano perfettamente o funzionano malissimo, mai così così. Perciò non mi va di sentire sindaci che accusano i meteorologi o giornalisti che si scandalizzano per la disorganizzazione. Finché non riusciremo a spalare la neve con i cellulari, approfittiamone per usarli per fare delle foto alla nostra città imbiancata, sperando che queste innumerevoli odierne immagini digitali si conservino nel tempo allo stesso modo delle poche foto in bianco e nero di ieri.

venerdì 27 gennaio 2012

Meno male che la Banca d'Italia c'è

L’altro ieri la Banca d’Italia ha pubblicato il rapporto sui bilanci delle famiglie italiane da cui risulta che, rispetto al 2008, il reddito delle famiglie si è ridotto. Ieri l’Istat ha reso noto che il divario tra aumento retribuzioni contrattuali e livello d’inflazione è il più alto dal 1995.
Meno male che ce lo hanno detto la Banca d’Italia e l’Istat, altrimenti non ce ne saremmo accorti. Per verificare questi dati vorrei utilizzare, per una volta, un indicatore personale, il “ticket restaurant”. Negli anni ’90 avevo un ticket da 12.000 lire che, per l’epoca, era quasi da privilegiati. Andavamo alla trattoria dietro l’ufficio e, con un ticket, avevamo primo, secondo e acqua minerale; qualche volta ci veniva anche offerto il caffè. Arrivò l’euro e il ticket diventò di 6 euro e 20 (pari a 12.005 lire): la trattoria, a poco a poco, ci toglieva qualcosa dal menu o ci chiedeva un importo aggiuntivo fino a quando, in quella trattoria, non ci siamo andati più. Con i rinnovi contrattuali, il mio ticket privilegiato è diventato esso stesso un privilegio per cui ho dovuto ritenermi soddisfatto di aver conservato l’importo di 6 euro e 20 con i quali oggi, per un menu servito da un ragazzo di Mc Donald's, occorre integrare con circa 1 euro. Qualche tempo fa sono passato davanti alla vecchia trattoria dove andavamo una volta: adesso al suo posto c’è un ristorante coreano.
Epilogo di questi ultimi quindici anni:
- quando appartiene al lavoro dipendente, la classe media mangia peggio e, se invece gestisce trattorie (senza ribattezzarle "food&wine"), fallisce;
- i giovani lavorano da Mc Donald's (con contratti “atipici”);
- le multinazionali sono sempre più invadenti ed invasive asfissiando i piccoli;
- resistono solo gli orientali che comprano negozi e ristoranti con soldi che sarebbe interessante sapere da dove vengono.
Epilogo 2: non so se in futuro avrò ancora il privilegio del ticket. Mc Donald's incasserà di meno, ma se la caverà licenziando qualche ragazzo.

lunedì 23 gennaio 2012

Rating

Non è corretto origliare, ma la conversazione che ho ascoltato oggi pomeriggio sul tram mi ha colpito. Due parlavano di una riunione di lavoro a cui avevano partecipato insieme ad un tedesco e ad un austriaco; questi si erano alternati nel proiettare delle slide con i loro PC portatili e, invece di passarsi i file con una chiavetta USB, avevano spostato di volta in volta il cavo del proiettore da un PC all'altro. Pensavo: rating Germania AAA, Austria AA, Italia BBB, com'è possibile! Sceso dal tram, sono passato dal meccanico a ritirare la macchina. Il conto era una somma su un foglietto a quadretti. Ho detto "questa è la ricevuta per me?" E il meccanico "se vuole gliela faccio", ma con lo sguardo di chi dice "non ti preoccupare, puoi passare da me ogni volta che senti un rumorino". Forse ho capito: le agenzie di rating non assegnano le A agli intelligenti, le tolgono ai furbi.

lunedì 16 gennaio 2012

Parole magiche

Ogni stagione ha la sua parola magica: da “progresso” degli anni ’60, a “globalizzazione” degli anni ’90, passando per “diritti” degli anni ’70 ed “edonismo” degli ’80. Recentemente, dopo “multiculturalismo” e “crisi” si è affermato un cavallo di ritorno: “liberalizzazioni”. Perché queste, benché di moda in questi giorni, risalgono a quasi trent’anni fa, ai tempi di Thatcher-Reagan. In Europa (intesa come Unione Europea) si sono imposte da circa venti anni, da quando i britannici (approfittando del predominio culturale dell’inglese, ormai unica lingua veicolare in una Europa sempre più allargata) le hanno esportate a Bruxelles. E così, anche quelli che nei testi di economia di quando ero ragazzo erano “monopoli naturali” sono diventati, nei nuovi testi “mercati contendibili”. Tutto per favorire i consumatori, così era scritto. Vedi la telefonia; effettivamente oggi telefonare costa molto meno rispetto al passato. Per ottenere ciò le compagnie telefoniche hanno precarizzato completamente il loro personale, costituito ormai quasi solo da assillanti venditori che ti chiamano ad ora di cena o, travestiti da bravi ragazzi, estorcono firme su contratti ad indifesi pensionati. E se c’è un guasto tecnico è sempre colpa di qualcun altro. Però, mi direte, i nostri figli hanno tutti smartphone in perenne contatto col mondo; sì, però comprati grazie ai genitori, perché i giovani (anche ammesso che lavorino: da precari) non se li potrebbero permettere.
Cosa succederà quando tutta l’economia, alla ricerca della concorrenza più spietata, avrà reso precario tutto il lavoro? A chi venderanno i telefonini quando non saranno più possibili regali di nonni pensionati e paghette di genitori precari a loro volta?
Facciamo un passo indietro. Un’altra parola magica di qualche anno fa era “delocalizzazione”: portiamo le fabbriche di scarpe o di abbigliamento in Vietnam o in Romania, così i consumatori italiani potranno avere prodotti meno costosi. Per qualche anno sembrava funzionare: poi chi ci ha guadagnato sul serio sono state alcune multinazionali e i testimonial campioni dello sport; chi ci ha rimesso sono stati i distretti industriali, grande ricchezza dell’economia italiana e i giovani: non dipende solo dalla delocalizzazione, ma oggi uno su tre è senza lavoro, gli altri due hanno un lavoro precario e/o sottopagato.
Torniamo a “liberalizzazioni”, con un chiarimento: io non sono parente di notai o di tassisti, anzi lavoro per un’azienda che potrebbe trarre vantaggio dalla liberalizzazione. Gli innamorati dicono che le liberalizzazioni premieranno il merito e l’innovazione e faranno abbassare i prezzi. Gli idraulici sono un settore liberalizzato: avete visto come sono bassi i loro prezzi? Si vuole intervenire sui benzinai: ma è da anni che il prezzo della benzina non è più imposto (per i giovani: una volta c’era il CIP: comitato interministeriale prezzi) ma, ogni anno, prima delle ferie estive, c’è una scusa per farla aumentare (una crisi petrolifera in Nigeria o in Venezuela la si trova sempre) e, quando il petrolio ribassa, il prezzo scende con calma, molta calma. Quindi la questione non riguarda tanto le regole del gioco, ma la loro applicazione. Non basta giocare con il modulo del Barcellona per vincere come il Barcellona; se non hai Messi & Co rischi di essere il Pescara di Zeman. E, soprattutto, occorrono arbitri competenti ed imparziali e giocatori che non trucchino le partite.
In altre parole: se ci saranno più taxi, avrò la possibilità di chiedere un preventivo prima di salire a bordo? Chi controllerà le tariffe? Lo stesso che controlla gli idraulici?
Per la benzina: attualmente il prezzo è 60% tasse, 30% costi, 10% distribuzione; oggi su quel 10% le compagnie fanno cartello; domani sposteranno parte della cifra sui costi? E quanto sono vere le voci che sui distributori indipendenti abbia messo le mani la camorra?
Non vorrei che, alla fine, i “price maker” camaleonticamente sopravviveranno a spese dei soliti, disarmati “price taker” che, per di più, pagheranno due volte: come consumatori (senza difese) e come lavoratori (senza protezioni sociali, sacrificate sull’altare della concorrenza).

domenica 8 gennaio 2012

Quando eravamo piccoli ...

... ci avevano detto che nel futuro ci saremmo nutriti di pillole. Ci avevano detto che ci saremmo mossi con auto volanti. Ci avevano detto che il mondo poteva finire incenerito dalle bombe atomiche di USA ed URSS e che in Cina erano vestiti tutti uguali. Poi è caduto il muro di Berlino, siamo paralizzati nel traffico più che mai, ma in compenso possiamo iscriverci a Slow Food, finché i cinesi ce lo permetteranno.
E adesso ci state dicendo che bisogna andare in pensione più tardi perché si è allungata la durata della vita. Siate meno ipocriti, diteci la verità, diteci che non c’è un euro: se li sono mangiati tutti gli evasori e le pensioni generose del passato prossimo.
Basta sfogliare un testo di demografia per capire che le proiezioni ad un orizzonte di più di venti anni hanno scarso valore scientifico. E i demografi sanno che la curva attuale è calcolata in base a chi è anziano adesso, non a chi lo sarà fra venti o quaranta anni.
Pensateci un po’, un ottantenne di oggi è uno che è era un bambino forte sopravvissuto alla mancanza di vaccinazioni, era un ragazzo selezionato dalla seconda guerra mondiale, era adulto quando viveva nell’ottimismo del boom economico, tornava a casa per ora di pranzo o mangiava alla mensa aziendale, è andato in pensione (quando gli è andata proprio male) dopo 36 anni di lavoro, usufruisce spesso di assistenza sanitaria esente ticket, chi può si gode la casa al mare comprata con i BTP con gli interessi a due cifre degli anni ’80.
Vediamo suo figlio cinquantenne; meno male che ha potuto vaccinarsi, altrimenti malaticcio com’era chissà se sarebbe sopravvissuto, la gioventù gli è passata nei cupi anni di piombo, per pranzo un panino al bar sperando che il cellulare non squilli, la sera la moglie ha preparato la cena finché non hanno divorziato, dal dottore ci va solo quando comincia a sentire un formicolio al braccio. Questo per i maschietti, per le donne non va meglio. Le mamme ottantenni dissero che fare la casalinga era frustrante e le figlie ci hanno creduto. Così per mantenere lo stesso livello di vita di una famiglia monoreddito di cinquant’anni fa oggi non bastano due stipendi ed è sempre la moglie che ha la peggio interpretando due ruoli; e per sfogare la rabbia le donne sono diventate fumatrici come e più degli uomini. Ora continuate a dirci che camperemo di più; ci crederò soltanto quando io, ottantenne, avrò partecipato a tutti i vostri funerali.

lunedì 2 gennaio 2012

Fase 1 e Fase 2

 Nel luglio del 1993 ci fu l’accordo sulla moderazione salariale; era la fase 1 per sanare l’economia, dopo ci sarebbe stato lo sviluppo: l’anno dopo arrivò Berlusconi.
A fine anni 90 furono chiesti sforzi per l’Europa; successivamente avremmo avuto stabilità e benessere: dal 2001 ad oggi le differenze tra ricchi e poveri sono aumentate sempre più (e nel frattempo era anche ritornato Berlusconi).
Ora il governo ci ha imposto sacrifici col decreto Salva-Italia e sta lavorando alla fase 2 per la crescita: un brivido mi corre lungo la schiena, il fondo schiena.