venerdì 27 gennaio 2012

Meno male che la Banca d'Italia c'è

L’altro ieri la Banca d’Italia ha pubblicato il rapporto sui bilanci delle famiglie italiane da cui risulta che, rispetto al 2008, il reddito delle famiglie si è ridotto. Ieri l’Istat ha reso noto che il divario tra aumento retribuzioni contrattuali e livello d’inflazione è il più alto dal 1995.
Meno male che ce lo hanno detto la Banca d’Italia e l’Istat, altrimenti non ce ne saremmo accorti. Per verificare questi dati vorrei utilizzare, per una volta, un indicatore personale, il “ticket restaurant”. Negli anni ’90 avevo un ticket da 12.000 lire che, per l’epoca, era quasi da privilegiati. Andavamo alla trattoria dietro l’ufficio e, con un ticket, avevamo primo, secondo e acqua minerale; qualche volta ci veniva anche offerto il caffè. Arrivò l’euro e il ticket diventò di 6 euro e 20 (pari a 12.005 lire): la trattoria, a poco a poco, ci toglieva qualcosa dal menu o ci chiedeva un importo aggiuntivo fino a quando, in quella trattoria, non ci siamo andati più. Con i rinnovi contrattuali, il mio ticket privilegiato è diventato esso stesso un privilegio per cui ho dovuto ritenermi soddisfatto di aver conservato l’importo di 6 euro e 20 con i quali oggi, per un menu servito da un ragazzo di Mc Donald's, occorre integrare con circa 1 euro. Qualche tempo fa sono passato davanti alla vecchia trattoria dove andavamo una volta: adesso al suo posto c’è un ristorante coreano.
Epilogo di questi ultimi quindici anni:
- quando appartiene al lavoro dipendente, la classe media mangia peggio e, se invece gestisce trattorie (senza ribattezzarle "food&wine"), fallisce;
- i giovani lavorano da Mc Donald's (con contratti “atipici”);
- le multinazionali sono sempre più invadenti ed invasive asfissiando i piccoli;
- resistono solo gli orientali che comprano negozi e ristoranti con soldi che sarebbe interessante sapere da dove vengono.
Epilogo 2: non so se in futuro avrò ancora il privilegio del ticket. Mc Donald's incasserà di meno, ma se la caverà licenziando qualche ragazzo.

lunedì 23 gennaio 2012

Rating

Non è corretto origliare, ma la conversazione che ho ascoltato oggi pomeriggio sul tram mi ha colpito. Due parlavano di una riunione di lavoro a cui avevano partecipato insieme ad un tedesco e ad un austriaco; questi si erano alternati nel proiettare delle slide con i loro PC portatili e, invece di passarsi i file con una chiavetta USB, avevano spostato di volta in volta il cavo del proiettore da un PC all'altro. Pensavo: rating Germania AAA, Austria AA, Italia BBB, com'è possibile! Sceso dal tram, sono passato dal meccanico a ritirare la macchina. Il conto era una somma su un foglietto a quadretti. Ho detto "questa è la ricevuta per me?" E il meccanico "se vuole gliela faccio", ma con lo sguardo di chi dice "non ti preoccupare, puoi passare da me ogni volta che senti un rumorino". Forse ho capito: le agenzie di rating non assegnano le A agli intelligenti, le tolgono ai furbi.

lunedì 16 gennaio 2012

Parole magiche

Ogni stagione ha la sua parola magica: da “progresso” degli anni ’60, a “globalizzazione” degli anni ’90, passando per “diritti” degli anni ’70 ed “edonismo” degli ’80. Recentemente, dopo “multiculturalismo” e “crisi” si è affermato un cavallo di ritorno: “liberalizzazioni”. Perché queste, benché di moda in questi giorni, risalgono a quasi trent’anni fa, ai tempi di Thatcher-Reagan. In Europa (intesa come Unione Europea) si sono imposte da circa venti anni, da quando i britannici (approfittando del predominio culturale dell’inglese, ormai unica lingua veicolare in una Europa sempre più allargata) le hanno esportate a Bruxelles. E così, anche quelli che nei testi di economia di quando ero ragazzo erano “monopoli naturali” sono diventati, nei nuovi testi “mercati contendibili”. Tutto per favorire i consumatori, così era scritto. Vedi la telefonia; effettivamente oggi telefonare costa molto meno rispetto al passato. Per ottenere ciò le compagnie telefoniche hanno precarizzato completamente il loro personale, costituito ormai quasi solo da assillanti venditori che ti chiamano ad ora di cena o, travestiti da bravi ragazzi, estorcono firme su contratti ad indifesi pensionati. E se c’è un guasto tecnico è sempre colpa di qualcun altro. Però, mi direte, i nostri figli hanno tutti smartphone in perenne contatto col mondo; sì, però comprati grazie ai genitori, perché i giovani (anche ammesso che lavorino: da precari) non se li potrebbero permettere.
Cosa succederà quando tutta l’economia, alla ricerca della concorrenza più spietata, avrà reso precario tutto il lavoro? A chi venderanno i telefonini quando non saranno più possibili regali di nonni pensionati e paghette di genitori precari a loro volta?
Facciamo un passo indietro. Un’altra parola magica di qualche anno fa era “delocalizzazione”: portiamo le fabbriche di scarpe o di abbigliamento in Vietnam o in Romania, così i consumatori italiani potranno avere prodotti meno costosi. Per qualche anno sembrava funzionare: poi chi ci ha guadagnato sul serio sono state alcune multinazionali e i testimonial campioni dello sport; chi ci ha rimesso sono stati i distretti industriali, grande ricchezza dell’economia italiana e i giovani: non dipende solo dalla delocalizzazione, ma oggi uno su tre è senza lavoro, gli altri due hanno un lavoro precario e/o sottopagato.
Torniamo a “liberalizzazioni”, con un chiarimento: io non sono parente di notai o di tassisti, anzi lavoro per un’azienda che potrebbe trarre vantaggio dalla liberalizzazione. Gli innamorati dicono che le liberalizzazioni premieranno il merito e l’innovazione e faranno abbassare i prezzi. Gli idraulici sono un settore liberalizzato: avete visto come sono bassi i loro prezzi? Si vuole intervenire sui benzinai: ma è da anni che il prezzo della benzina non è più imposto (per i giovani: una volta c’era il CIP: comitato interministeriale prezzi) ma, ogni anno, prima delle ferie estive, c’è una scusa per farla aumentare (una crisi petrolifera in Nigeria o in Venezuela la si trova sempre) e, quando il petrolio ribassa, il prezzo scende con calma, molta calma. Quindi la questione non riguarda tanto le regole del gioco, ma la loro applicazione. Non basta giocare con il modulo del Barcellona per vincere come il Barcellona; se non hai Messi & Co rischi di essere il Pescara di Zeman. E, soprattutto, occorrono arbitri competenti ed imparziali e giocatori che non trucchino le partite.
In altre parole: se ci saranno più taxi, avrò la possibilità di chiedere un preventivo prima di salire a bordo? Chi controllerà le tariffe? Lo stesso che controlla gli idraulici?
Per la benzina: attualmente il prezzo è 60% tasse, 30% costi, 10% distribuzione; oggi su quel 10% le compagnie fanno cartello; domani sposteranno parte della cifra sui costi? E quanto sono vere le voci che sui distributori indipendenti abbia messo le mani la camorra?
Non vorrei che, alla fine, i “price maker” camaleonticamente sopravviveranno a spese dei soliti, disarmati “price taker” che, per di più, pagheranno due volte: come consumatori (senza difese) e come lavoratori (senza protezioni sociali, sacrificate sull’altare della concorrenza).

domenica 8 gennaio 2012

Quando eravamo piccoli ...

... ci avevano detto che nel futuro ci saremmo nutriti di pillole. Ci avevano detto che ci saremmo mossi con auto volanti. Ci avevano detto che il mondo poteva finire incenerito dalle bombe atomiche di USA ed URSS e che in Cina erano vestiti tutti uguali. Poi è caduto il muro di Berlino, siamo paralizzati nel traffico più che mai, ma in compenso possiamo iscriverci a Slow Food, finché i cinesi ce lo permetteranno.
E adesso ci state dicendo che bisogna andare in pensione più tardi perché si è allungata la durata della vita. Siate meno ipocriti, diteci la verità, diteci che non c’è un euro: se li sono mangiati tutti gli evasori e le pensioni generose del passato prossimo.
Basta sfogliare un testo di demografia per capire che le proiezioni ad un orizzonte di più di venti anni hanno scarso valore scientifico. E i demografi sanno che la curva attuale è calcolata in base a chi è anziano adesso, non a chi lo sarà fra venti o quaranta anni.
Pensateci un po’, un ottantenne di oggi è uno che è era un bambino forte sopravvissuto alla mancanza di vaccinazioni, era un ragazzo selezionato dalla seconda guerra mondiale, era adulto quando viveva nell’ottimismo del boom economico, tornava a casa per ora di pranzo o mangiava alla mensa aziendale, è andato in pensione (quando gli è andata proprio male) dopo 36 anni di lavoro, usufruisce spesso di assistenza sanitaria esente ticket, chi può si gode la casa al mare comprata con i BTP con gli interessi a due cifre degli anni ’80.
Vediamo suo figlio cinquantenne; meno male che ha potuto vaccinarsi, altrimenti malaticcio com’era chissà se sarebbe sopravvissuto, la gioventù gli è passata nei cupi anni di piombo, per pranzo un panino al bar sperando che il cellulare non squilli, la sera la moglie ha preparato la cena finché non hanno divorziato, dal dottore ci va solo quando comincia a sentire un formicolio al braccio. Questo per i maschietti, per le donne non va meglio. Le mamme ottantenni dissero che fare la casalinga era frustrante e le figlie ci hanno creduto. Così per mantenere lo stesso livello di vita di una famiglia monoreddito di cinquant’anni fa oggi non bastano due stipendi ed è sempre la moglie che ha la peggio interpretando due ruoli; e per sfogare la rabbia le donne sono diventate fumatrici come e più degli uomini. Ora continuate a dirci che camperemo di più; ci crederò soltanto quando io, ottantenne, avrò partecipato a tutti i vostri funerali.

lunedì 2 gennaio 2012

Fase 1 e Fase 2

 Nel luglio del 1993 ci fu l’accordo sulla moderazione salariale; era la fase 1 per sanare l’economia, dopo ci sarebbe stato lo sviluppo: l’anno dopo arrivò Berlusconi.
A fine anni 90 furono chiesti sforzi per l’Europa; successivamente avremmo avuto stabilità e benessere: dal 2001 ad oggi le differenze tra ricchi e poveri sono aumentate sempre più (e nel frattempo era anche ritornato Berlusconi).
Ora il governo ci ha imposto sacrifici col decreto Salva-Italia e sta lavorando alla fase 2 per la crescita: un brivido mi corre lungo la schiena, il fondo schiena.