martedì 23 ottobre 2012

Da Armstrong ad Armstrong passando per Armstrong


Il primo fu Louis, il jazzista. I bianchi avevano il monopolio dello showbiz, ma cominciava ad esserci spazio per gli artisti neri che potevano diventare star mondiali. Louis negli anni ’60 era ormai anziano, ma per un po’ la sua fama si accavallò con quella di Neil, l’astronauta. Gli uomini facevano piccoli passi, l’umanità grandi balzi. What a wonderful world!
Anche in Italia avevamo il nostro Armstrong: Fortebraccio, appunto. La sua satira e la sua ironia riuscivano a farci sorridere e riflettere con leggerezza, nonostante scrivesse per le seriose e allineate colonne de L’Unità.
Negli anni ’90 dall’astronave passammo alla bici. Lance era un campione che vinceva il cancro e i Tour de France con la stessa determinazione. Atleti di successo e rider finanziari mandavano il messaggio che si poteva, bastava volere. I record sportivi cadevano, i mercati azionari si espandevano, fino a quando venimmo a sapere che i titoli sportivi erano intossicati dal doping, quelli finanziari erano tossici e basta.
Quest’estate Neil, l’astronauta, ci ha lasciati: chissà se gli è mai venuto il dubbio che quel balzo l’umanità l’avesse poi fatto all’indietro, invece che in avanti. E’ notizia di oggi, invece, che l’unione ciclistica mondiale ha tolto a Lance Armstrong tutte le vittorie dal 1° agosto 1998.
I sette Tour de France di quegli anni non verranno assegnati a nessuno. E a nessuno verranno restituiti sogni e risparmi bruciati da un passato prossimo drogato e senza anima.

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