Il primo fu Louis, il jazzista. I bianchi avevano il
monopolio dello showbiz, ma cominciava ad esserci spazio per gli artisti neri
che potevano diventare star mondiali. Louis negli anni ’60 era ormai anziano,
ma per un po’ la sua fama si accavallò con quella di Neil, l’astronauta. Gli
uomini facevano piccoli passi, l’umanità grandi balzi. What a wonderful world!
Anche in Italia avevamo il nostro Armstrong: Fortebraccio, appunto.
La sua satira e la sua ironia riuscivano a farci sorridere e riflettere con
leggerezza, nonostante scrivesse per le seriose e allineate colonne de L’Unità.
Negli anni ’90 dall’astronave passammo alla bici. Lance era
un campione che vinceva il cancro e i Tour de France con la stessa determinazione.
Atleti di successo e rider finanziari mandavano il messaggio che si poteva,
bastava volere. I record sportivi cadevano, i mercati azionari si espandevano,
fino a quando venimmo a sapere che i titoli sportivi erano intossicati dal
doping, quelli finanziari erano tossici e basta.
Quest’estate Neil, l’astronauta, ci ha lasciati: chissà se
gli è mai venuto il dubbio che quel balzo l’umanità l’avesse poi fatto
all’indietro, invece che in avanti. E’ notizia di oggi, invece, che l’unione
ciclistica mondiale ha tolto a Lance Armstrong tutte le vittorie dal 1° agosto
1998.
I sette Tour de France di quegli anni non verranno assegnati
a nessuno. E a nessuno verranno restituiti sogni e risparmi bruciati da un
passato prossimo drogato e senza anima.
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