venerdì 2 novembre 2012

Lusso aspirazionale, ovvero vorrei ma non posso


Bisogna pensare al regalo per la festa del parente. Ma cosa regalargli, ha tutto, sicuramente non saremo originali con la solita cintura. Sì, però è firmata; sulla fibbia, il logo della griffe famosa la farà sembrare qualcosa in più della solita cintura. Così il parente, oltre a tenere su i pantaloni, esibirà un marchio che lo farà sentire un po’ più vicino ai ricchi veri, quelli che di quel marchio non hanno solo la cintura. Queste cose le hanno capite (o le hanno indotte?) proprio le aziende del lusso che hanno introdotto il concetto di lusso democratico e gli hanno anche dato un nome: “lusso aspirazionale” e hanno così creato “seconde linee” e prodotti detti “mas-stige” ovvero un po’ di massa e un po’ prestige. Le aziende hanno puntato molto su questo tipo di articoli che possono far pagare come prodotti di lusso ed avere volumi di vendite da merci popolari, ma temo che il trucco possa cominciare a non funzionare più. Crisi e maggiore maturità del consumatore potrebbero portarci a rinunciare all’etichetta su un capo di abbigliamento o al viaggio in business che, qualche volta, ci fanno sentire un po’ più ricchi. Nel mondo dell’automobile qualcosa è già cominciato; è di questi giorni l’annuncio che il gruppo Fiat non produrrà più il marchio Lancia; da tempo gli automobilisti si erano accorti che compravano una Prisma e guidavano una 128; può darsi che anche in altri campi cercheremo di più il valore intrinseco e meno il logo. Resterà un problema: saremo costretti ad impegnarci di più per scegliere il regalo al nostro parente.

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