domenica 5 febbraio 2012

Nevicate 0.1 vs Nevicate 2.0

Avendo visto gli aratri tirati dai buoi, ho vissuto anche le nevicate release 0.1. Il cielo diventava di colore grigio chiaro uniforme, i rumori si facevano ovattati e cominciavano a cadere i primi fiocchi. Gli anziani ne valutavano la forma e la grandezza e stabilivano la direzione della caduta. Se la neve veniva da levante ed i fiocchi erano piccoli ed asciutti si sarebbe attaccata. Per noi era festa, non si andava e scuola e se rientravamo a casa bagnati non ci sgridavano. La legna per il camino non mancava, le provviste neanche, se si bloccavano le condutture dell’acqua scioglievamo la neve per cucinare e se le strade rimanevano interrotte, pazienza. I treni attendevano che passasse la locomotiva spartineve a vapore e nel frattempo squadre di spalatori armati di pale di legno che assomigliavano ai remi delle barche, con solerzia e destrezza ripulivano i marciapiedi. Se la luce non andava via, la sera dopo il telegiornale ci faceva vivere qualche secondo di notorietà parlando di forti nevicate in Irpinia.
La nevicata release 2.0 non è preavvisata dal cielo, ma dall’etere: nei giorni precedenti cominciano ad arrivare eccitati messaggi di emergenza maltempo. Se le previsioni sbagliano, si accendono le polemiche degli operatori turistici che hanno perso clienti a causa dell’eccessivo allarmismo, quando le previsioni ci azzeccano si scatenano polemiche contro gli amministratori che hanno sottovalutato il pericolo e si sono fatti cogliere impreparati. E, più che altro, impreparati sembrano coloro che dovrebbero fronteggiare la situazione. Si mettono su centrali operative per coordinare ma spesso i computer e i telefoni sono più delle pale e, quando ci sono (adesso sono di plastica), sono adoperate da smarriti e poco pratici spalatori. Nel passato tutto era più lento e la neve rallentava solamente ciò che, di per sé, non era veloce; nel presente ritmi e velocità sono molto più intensi e non riusciamo ad accettare che un semplice fenomeno atmosferico possa incidere così pesantemente sul dinamismo contemporaneo. Non dirò mai “si stava meglio quando si stava peggio”, ma rassegniamoci, le release 2.0 non avranno mai procedure di fallback con prestazioni dello stesso livello del funzionamento normale: o funzionano perfettamente o funzionano malissimo, mai così così. Perciò non mi va di sentire sindaci che accusano i meteorologi o giornalisti che si scandalizzano per la disorganizzazione. Finché non riusciremo a spalare la neve con i cellulari, approfittiamone per usarli per fare delle foto alla nostra città imbiancata, sperando che queste innumerevoli odierne immagini digitali si conservino nel tempo allo stesso modo delle poche foto in bianco e nero di ieri.

1 commento:

  1. Anch'io ho pensato che, in fondo, in tutto questo marasma di polemiche, c'era da cogliere l'attimo e scattare qualche foto ricordo. Certo, ritrovarsi sotto una tempesta di neve alle 9.00 di sera e non sapere come tornare a casa non è stata una bella esperienza (ho usato il cellulare per chiedere S.O.S.), ma l'indomani, macchina fotografica dentro la borsa, ho sfidato il freddo per conservare il ricordo di una Roma come non l'avevo vista mai. E chissà quando la rivedremo così...

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