lunedì 23 gennaio 2012

Rating

Non è corretto origliare, ma la conversazione che ho ascoltato oggi pomeriggio sul tram mi ha colpito. Due parlavano di una riunione di lavoro a cui avevano partecipato insieme ad un tedesco e ad un austriaco; questi si erano alternati nel proiettare delle slide con i loro PC portatili e, invece di passarsi i file con una chiavetta USB, avevano spostato di volta in volta il cavo del proiettore da un PC all'altro. Pensavo: rating Germania AAA, Austria AA, Italia BBB, com'è possibile! Sceso dal tram, sono passato dal meccanico a ritirare la macchina. Il conto era una somma su un foglietto a quadretti. Ho detto "questa è la ricevuta per me?" E il meccanico "se vuole gliela faccio", ma con lo sguardo di chi dice "non ti preoccupare, puoi passare da me ogni volta che senti un rumorino". Forse ho capito: le agenzie di rating non assegnano le A agli intelligenti, le tolgono ai furbi.

2 commenti:

  1. ... tuttavia ho l'impressione che le agenzie di rating in quanto a furbizia, e sono buono, non sono seconde a nessuno.
    Ricollegandomi alla citazione di Havel, mi viene da pensare che, in realtà, non si possa produrre ricchezza senza una notevole dose di furbizia. Diversamente il problema sarebbe quello di distribuire con parsimonia ed equità risorse già disponibili o prodotte allo scopo. Una "intelligente" rilettura della storia ci consentirebbe di capire dove si è sbagliato.
    Complimenti ad Antonio per questo blog.

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