giovedì 5 giugno 2014

Parole magiche (oltre due anni dopo)

In un mio vecchio post del gennaio 2012, tra le "Parole magiche" elencate ce n'era una di moda qualche anno fa: "delocalizzazione" e, tra le sue vittime, indicavo i distretti industriali italiani e i giovani.
Stamattina il Sole 24 ore, mentre tutti gli altri quotidiani titolavano a nove colonne con lo scandalo del Mose di Venezia, apriva con "Dal 2001 perse 120.000 fabbriche".
Altro che distretti industriali: qui non si tratta solo delle calze di Mantova andate a finire in Serbia, siamo definitivamente di fronte ad un vero e proprio declino industriale. Secondo me i delocalizzatori degli anni '90 lo sapevano che a furia di chiudere di qua e aprire di là ci sarebbero state le ex operaie disoccupate delle fabbriche di scarpe (delocalizzate) che non potevano comperare le calze (delocalizzate) e le ex operaie disoccupate delle fabbriche di calze che non potevano comperare le scarpe (sembra complicato, ma mi avete capito).
E tutti ragionavano come Totò nella famosa gag di Pasquale. Prendeva gli schiaffi destinati a Pasquale, ma a lui non importava, mica era Pasquale! Ora, a furia di schiaffoni si sono resi conto che siamo tutti Pasquale e il presidente di Confindustria dice - ora - che il declino non è ineluttabile: ma forse era meglio pensarci prima quando si favoriva la deindustrializzazione giustificandosi con l'articolo 18, la burocrazia, la mancanza di infrastrutture.
E' che ognuno credeva di essere il solo a togliere una carta dal castello, ora si stanno rendendo conto che se ne togli troppe il castello di carte crolla. L'illusione che l'industria finanziarizzata potesse fare a meno dei lavoratori e rivolgersi solo ai consumatori si è dimostrata, appunto, un'illusione. I consumatori, per essere tali, devono essere prima persone con un lavoro e con un reddito, altrimenti come puoi consumare?

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