giovedì 9 aprile 2015

L'abito fa il monaco

Dopo il tragico fatto di questa mattina al Tribunale di Milano tutti a stracciarsi le vesti. Io vi voglio raccontare una vicenda che mi accadde una trentina d'anni fa.
Ero andato alla Corte di Cassazione per richiedere dei documenti. Quando l'appuntato all'ingresso mi ha visto giovane con barba, eskimo, borsa a tracolla e sguardo spaesato mi ha fatto il terzo grado su dove andavo e perchè, mi ha perquisito la borsa e fotocopiato la carta d'identità (come dargli torto: erano i primi anni '80 e le Brigate e Rosse erano nel pieno della loro attività). Una volta entrato sono stato sbattuto da un piano all'altro ma alla fine ho trovato l'ufficio giusto. Dovevo pagare i diritti di segreteria, compilare una domanda e passare la settimana successiva a ritirare il documento.
Puntuale, sette giorni dopo ritorno in piazza Cavour. Nel pomeriggio avevo una riunione importante e per questo m'ero messo giacca e cravatta, cappotto di cammello e, al posto della borsa a tracolla, avevo una bellissima valigetta ventiquattr'ore in pelle. Neanche a farlo apposta, all'ingresso c'era lo stesso appuntato della settimana prima: gli ho sorriso con gli occhi e mi stavo preparando a porgergli la valigetta per la perquisizione. Lui, serio, mi accennato un saluto militare e poi, abbassando il braccio, ha accompagnato il gesto come un vigile urbano e mi ha fatto passare accogliendomi con un "buongiorno avvocato!" Io, dopo le peregrinazioni della settimana prima, ero diventato pratico del posto e con fare disinvolto sono entrato e mi sono diretto all'ufficio dove dovevo ritirare il documento.
 

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