Asado, ovvero la tradizione della carne arrostita. L’asado
vero ha bisogno di spazio e tempo per il fuoco, staffe regolabili sistemate sul
pavimento e grossi spiedi a forma di croce: si può fare solo nelle case di
campagna (quintas) e nelle occasioni speciali. Anche in un piccolo giardino di
città (o addirittura sulle terrazze condominiali) però non manca mai la
parrilla, cioè una grossa griglia rettangolare sistemata in una nicchia in
mattoni refrattari: basta una piccola riunione di famiglia per cuocere lomitos,
costillares e chorrizo. Il fuoco si accende di lato e la brace viene spostata
sotto la griglia a mano a mano che si forma.
Barrio cerrado. Letteralmente “quartiere chiuso”. Immaginatevi
l’Olgiata dentro Rebibbia: un modello urbano fatto di quartieri privati
esclusivi, recintati da alte mura e sorvegliati da guardie armate. Sta
prendendo piede in tutta l’America Latina e lo scandalo è che la gente ne parla
senza scandalizzarsi.Cambio. Dollaro official, dollaro ahorro, dollaro tarjeta, dollaro azul. Solo quelli bravi e svelti in matematica sopravvivono.
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Disneyland. Trenino turistico, gommoni che si spingono fin
dentro le cascate, ascensore panoramico; mancavano solo la parata notturna e i
fuochi d’artificio. Nonostante tutto questo le Cataratas del Iguazù sono una
potenza della natura: vertigini!
Europa. Gli europei che parlano male dell’Europa non conoscono
la differenza tra attraversare una frontiera e passare da uno Stato all’altro;
del resto costoro ti rispondono che loro non viaggiano (e se lo fanno spostano
solo il corpo, non la mente). Chi parla male dell’euro non sa quanto è
difficile convivere con una moneta debole (v. Cambio) e quanto questa moneta
non garantisce benessere per tutti (v. Barrio cerrado e Villa 31). Chi si lamenta del purgatorio dell’euro, ricercando il paradiso perduto della lira potrebbe
ritrovarsi nell’inferno dei pesos.
Futbol. E’ vero, gli argentini sono pazzi per il calcio (e
anche molto competenti). In TV vengono trasmesse in chiaro (i tifosi votano e
il governo lo sa) le partite argentine ed europee; e poiché i migliori
giocatori argentini giocano in Europa, il livello del campionato non è altissimo,
ma le partite allo stadio (ho avuto la fortuna di vederne due) con tutto, dico
tutto, il pubblico che canta fino alla fine, sono un’esperienza incredibile. Mentre
vai allo stadio tutti ti raccomandano di stare alla larga dalla barra brava
(gli hooligans): ho visto le loro facce rese rubizze dalla birra mimetizzata
nelle bottiglie verdi di Sprite, non mi sono sembrate tanto più feroci di
quelle degli ultras nostrani che riempiono gli stadi italiani ed europei.
Ghiacciai. Il riflesso azzurro della luce attraverso gli
iceberg e il crepitio e il tonfo dei blocchi che si staccano dalle pareti di
ghiaccio non si dimenticano più. Resta l’interrogativo: fino a quando
resisteranno queste meraviglie?Italiani. Dopo aver viaggiato in Stati Uniti, Australia e Argentina ne sono definitivamente convinto: gli Italiani migliori vivono all’estero. Se noi italiani d’Italia avessimo la passione e lo spirito di sacrificio degli Italiani all’estero, l’Italia non sarebbe un posto migliore, sarebbe IL posto migliore.
Julio, Avenida 9 de Julio. La via più larga del mondo. In
Argentina amano molto sottolineare di avere la via e il fiume più larghi del
mondo, la montagna più alta del Sud America, il fiume più corto del mondo e
specialmente tutto quanto può essere più e meglio del Brasile.
Kirchner. Dopo il futbol la politica è la grande passione.
Non ho sentito nessuno parlare bene della presidenta Cristina e dei politici in
generale. Credevo fosse una forma di qualunquismo perché, alla fine, ogni
popolo ha la classe politica che esprime e quindi si merita. Ma un popolo –
quello argentino – che si mette in fila alla fermata dell’autobus (e del
treno!) come gli inglesi di una volta, che in auto non impegna l’incrocio col
semaforo verde se è intasato il tratto di strada successivo, che tollera con
gentilezza gli innumerevoli venditori abusivi sulla metro, non merita una
classe politica scadente.
Made in Italy. Non voglio più sentir parlare di difesa del
made in Italy agroalimentare e lotta all’italian sounding. Come pretendono le
aziende di combattere le falsificazioni quando un chilo di spaghetti italiani
viene venduto, in un supermercato di una catena europea, a 13 (dico tredici)
euro al cambio ufficiale! E non tirate in ballo i costi di trasporto e i dazi
(che pur ci sono, alla faccia della globalizzazione, ma non possono incidere
così tanto); a parità di condizioni reciproche la carne argentina in Italia
dovrebbe costare 150 euro al chilo! Allora: o le aziende italiane ci marciano
oppure il governo italiano e l’Europa non sono capaci di negoziare equi accordi
negli scambi commerciali. PS: in Argentina abbiamo fatto un ottimo tiramisù con
“queso tipo mascarpone” e vainillas (savoiardi) argentini.
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Nahuel Huapi. E’ il lago sulle cui sponde si trova
Bariloche; e altri laghi ancora ti incantano sulla Ruta de los Siete Lagos. I
boschi si riflettono nell’acqua e la vista cambia ad ogni angolazione e ad ogni
mutar di ora e di luce del sole. Il marito di una mia cugina qui aveva trovato
scorci della sua Sila ed oggi un castagno maestoso troneggia nel suo giardino.
Obelisco. Non è antico, ma l’obelisco al centro di Avenida 9
de Julio non può mancare nelle foto di Buenos Aires. C’ero arrivato durante il
ponte di Carnevale e Buenos Aires era più deserta di Roma a Ferragosto degli
anni passati. Ci sono ritornato nei giorni feriali e ho riconosciuto una
capitale: traffico di taxi e manifestanti in Plaza de Mayo, giovani assorti nei
loro smartphone in metropolitana e giovani donne povere con bambini che
facevano il bucato nelle vasche delle fontane cittadine, centri commerciali
affollati e commercianti abusivi.
Papa Francesco. Prima c’erano Evita e Maradona, ora sul
gradino più alto del podio degli eroi popolari c’è lui. Ognuno ha un aneddoto,
un’esperienza personale da raccontare. C’è perfino sui cartelloni pubblicitari
della Terra del Fuoco e tra le statue di cartapesta della Boca. E percorrere
le strade, vedere i contrasti di certi quartieri e viaggiare sulla metro su cui
lui viaggiava ti fa capire il pensiero di Papa Francesco più della lettura della
Evangelii Gaudium.
Quinquela Martin. Un’altra piacevole scoperta: è il pittore
della Boca, che l’ha fatta conoscere al mondo. Oggi forse la Boca è un po’
troppo pittoresca e a misura di foto ricordo ma è un posto comunque unico,
specialmente ai bordi del quadrilatero turistico. Anche gli autisti del bus vi
mettono in guardia sulla pericolosità di questo quartiere, sta di fatto che a
mia cugina di Buenos Aires la macchina fotografica l’hanno rubata in Italia.
Rosario. Eravamo andati alla ricerca della casa natale di
Che Guevara, si è rivelata una gradevole sorpresa. Città elegante e ben
posizionata sulle barrancas del Paranà (ma quanto è grande questo fiume?), il
monumento alla bandiera in stile tardo piacentiniano da rivalutare, i quartieri
nuovi sorti sulle ex aree industriali con i lungofiume de La Florida ne fanno
un luogo che, a prima vista, sembra molto vivibile, nonostante ci fosse
capitata una giornata che più calda non si può e che a momenti ci stende.
Soia. Ho visto campi di soia a perdita d’occhio da Santafé a
Rosario e nella Pampa mi dicono che è lo stesso. Da quando la soia rende più
del pascolo, la qualità della carne argentina per l’asado (v.) è a rischio. La
soia ai cinesi (v. Xi Jinping), il mangime alle mucche: il guadagno è doppio.
Tango. Un po’ cartolina, molto passione vera. Artisti di
strada per strappare mance dai turisti, spettacoli nei ristoranti della Boca
per spennare i turisti e poi ci sono gli spettacoli veri, quelli che reggono il
confronto con i varietà di Parigi e di Las Vegas: scene, costumi, musica dal
vivo, cantanti, ballerini (e ballerine!), coreografie e… un pizzico di
patriottismo.
Ushuaia, 55° latitudine sud, fin del mundo. Navigazione nel
Canal Beagle, uccelli e leoni marini, neve sulla cima delle montagne di fronte
al mare, pioggia fredda in piena estate, nuvole e arcobaleni: cose da fine del
mondo. Dopo esserci andato potrai dire “ci sono stato”, ma le emozioni vere le
danno altri luoghi dell’Argentina.Villa 31. Immaginate delle costruzioni di mattoni forati, anche di più piani e con i muri non “a piombo” che non si sa in base a quale legge fisica stiano in piedi, affastellate intorno ad un’autostrada urbana e con un grand hotel sullo sfondo. Chiamatele come vi pare: favelas, bidonville, slums o, come in Argentina, villas miserias. Tollerate tutto ciò per decenni e poi meravigliatevi che in questi luoghi ci siano squallore morale e violenza. E per difendervi dalla violenza andate a vivere in un Barrio cerrado (v.).
Wine of Argentina. Un nome per tutti “Malbec” e combinazioni
varie con i vitigni internazionali più noti. Meno varietà rispetto all’Italia,
ma grande qualità, non c’è che dire (e, a giudicare dai miei mancati mal di
testa, pochi solfiti). Ci sono dietro investimenti di grandi aziende
internazionali (anche italiane) che hanno fatto una grande operazione di
marketing e per questo riescono a farlo pagare tanto, forse un po’ troppo.
Xi Jinping. Pochi sanno che è il presidente della Cina. E ancora
in troppo pochi sanno che la Cina, senza apparentemente immischiarsi nelle
faccende politiche del mondo, sta invadendo il mondo; l’Africa è stata già
comprata, il resto del mondo è in vendita. Tanti credono che l’invasione cinese
sia fatta da ristoranti e negozi di cose di bassa qualità ma a buon mercato; in
realtà gli affari sono molto più grossi: e in Argentina ho viaggiato su treni cinesi
che viaggiavano su binari cinesi, della soia (v.) ho già parlato, nel mirino ci
sono le immense risorse argentine di acqua dolce.
Yerba mate. Un altro simbolo dell’Argentina; un vero
argentino non si separa mai da mate (il recipiente dove si mette in infusione
la yerba mate), bombilla (la cannuccia d’argento) e thermos dell’acqua calda
per preparare l’infusione. In provincia più che a Buenos Aires: evidentemente i
gesti rituali e conviviali del mate mal si conciliano con i ritmi della
capitale.
Zara, o Swarovski, o Apple o qualsiasi altro marchio globale
di cui si conoscono i prezzi nei diversi paesi. Vai nei centri commerciali in
Argentina e gli articoli dei marchi internazionali costano almeno il 30 per
cento in più che in Italia, per non parlare dei prodotti alimentari (v. Made in
Italy). Sarà l’euro debole? Sarà l’inflazione argentina? Ho poi scoperto che sui
prodotti dall’estero ci sono derechos de importacion (dazi) altissimi, altro
che libero scambio! Chi può compra durante i viaggi negli Stati Uniti o in
Europa, gli altri ricorrono alle cuotas (le rate)..jpg)
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